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La favola del «rendimento garantito» e la sindrome del truffato complice

29 Luglio 2026 Succede oggi, è successo dieci anni fa e, con una precisione quasi matematica, succederà ancora. Il copione è un classico della finanza alternativa da pianerottolo, una commedia tragicomica che cambia soltanto la scenografia, ma mai gli attori protagonisti.

​Da una parte c’è lui: lo pseudo-professionista. Un personaggio sprovvisto di qualsiasi abilitazione, sconosciuto alla Consob e a qualsiasi autorità di vigilanza estere. Non ha titoli, ma ha parlantina, e soprattutto sfoggia un’aura di onnipotenza finanziaria. La sua narrazione parte sempre da un’intuizione “esclusiva”: uno strumento finanziario segreto, una lettera di credito, una fideiussione internazionale o un fantastico draft bancario. Lo schema è rodato: «Raccogliamo un po’ di liquidità e, grazie alle mie conoscenze ai vertici di una banca estera — di cui millanto di dare del ‘tu’ al CEO —, faremo emettere uno strumento che garantirà un ritorno del 100% in pochissimi mesi».

​Ad accompagnarlo c’è la solita corte dei miracoli: un’armata di procacciatori abusivi e “facilitatori”. Figure trasparenti dal punto di vista professionale — semplici cittadini senza arte né parte — che si contendono laute commissioni sui soldi dei poveri risparmiatori, garantendo al finto consulente una rete capillare d’accesso.

​Il malloppo accumulato sfiora i milioni di euro. Molti passano direttamente sui conti correnti personali del sedicente fenomeno, altri vengono convertiti in criptovalute. E da lì, inizia la commedia dell’attesa.

​La trappola dell’attesa infinita

​I pochi mesi promessi diventano anni. La sedicente banca estera deve “lavorare” la pratica, i fondi sono bloccati per fantomatici controlli antiriciclaggio internazionali o scatti di valuta. Il finto consulente si supera: invia aggiornamenti fitti di termini tecnici inventati o usati a sproposito, che a livello bancario reale non significano assolutamente nulla.

​Ma è qui che la dinamica psicologica prende una piega inquietante. Gli investitori non sono più solo vittime: diventano, in un certo senso, fiancheggiatori della truffa.

​Soggiogati dalla speranza di recuperare i propri fondi ed evitare di ammettere il proprio errore, pendono dalle sue labbra. E quando finalmente qualcuno “si sveglia” — un piccolo gruppo di risparmiatori che decide di rivolgersi ad associazioni di tutela o ad avvocati —, succede l’incredibile. La maggioranza delle vittime si scaglia contro chi cerca di fare chiarezza.

​L’associazione che denuncia viene additata come la vera responsabile dell’eventuale fallimento dell’operazione. «Stanno disturbando il lavoro del consulente», «Se non prendiamo i soldi sarà colpa di chi ha fatto esposti e denunce!». Si arriva alle minacce, alle ritorsioni verbali verso chi cerca di fare applicare la legge. La cecità volontaria diventa una forma di protezione collettiva.

​La verità svelata (e l’amaro finale)

​Mentre la maggioranza difende l’impostore, i legali e le associazioni serie fanno l’unica cosa logica: contattano direttamente le banche estere citate nei fogliettini di carta del finto consulente. La risposta delle istituzioni è puntuale e spietata: smentita totale. Nessun conto speciale, nessun legame con il soggetto (spesso già gravato da precedenti penali specifici), e una bella denuncia per truffa ed uso indebito del nome dell’istituto a carico del sedicente professionista.

​Tutto falso. Una bolla di sapone costruita sul nulla.

​E qui arriviamo alla vera, amara morale di questa storia. Di fronte a centinaia di risparmiatori truffati, solo una piccolissima percentuale sceglie la strada della legalità per tutelare i propri diritti. Gli altri preferiscono rimanere avviluppati nella bugia, diventando di fatto complici del proprio carnefice e ostacolando chi cerca di fare giustizia.

​Una domanda banale per chi vuole ancora crederci

​Mettiamoci in testa una regola d’oro una volta per tutte: queste operazioni non esistono!. Lettere di credito miracolose, fideiussioni ad alto rendimento riservate a pochi eletti e ingegneri finanziari senza licenza appartengono alla mitologia delle truffe.

​E per chi nutre ancora qualche dubbio, basti farsi una domanda elementare, quasi banale: se questi pseudo-professionisti avessero davvero tra le mani il segreto per raddoppiare i capitali in poche settimane con l’aiuto dei CEO di mezza Europa… perché dovrebbero perdere tempo a raccogliere i risparmi dei piccoli investitori per strada invece di arricchire semplicemente se stessi?

​È ora di svegliarsi, aprire gli occhi e smettere di essere complici di chi vi sta rubando il futuro. Quando la promessa è troppo bella per essere vera, semplicemente non è vera.

“Con questo intervento provocatorio, il nostro obiettivo non è certo offrire un assist a chi vive di raggiri, ma accendere i riflettori su dinamiche inaccettabili. I truffatori sappiano che AFUE continuerà a vigilare, affinché nessun malintenzionato possa trascorrere estati serene sulle spalle dei risparmiatori.”

Il team Afue